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“Nella tana del giaguaro” uno ricerca sulla emigrazione abruzzese in Brasile

brasile3Lunedì 24 gennaio è stato presentato nella sede della Provincia di Pescara un interessante studio sull’emigrazione abruzzese in Brasile. Si tratta di una ricerca realizzata “sul campo” dalla primavera del 2008 all’estate del 2010 da Giuseppe Benedini e Matteo Arquilla, due giovani studiosi piemontesi.

La ricerca è stata realizzata in occasione del 60° anniversario dell’emigrazione abruzzese verso le colonie agricole di Boa União, Itiruçu e Jaguaquara, e rappresenta un approfondito studio su un caso storico fino ad ora trascurato.

Accompagnando la ricostruzione di questo episodio migratorio particolare con le parole dei diretti protagonisti, delle immagini fotografiche e di documenti inediti, gli autori ripercorrono più di mezzo secolo della storia dell’emigrazione abruzzese dal dopoguerra ad oggi.brasile1

Nel 1950 il governo federale del Brasile, presieduto dal generale Eurico Gaspar Dutra, e il governatore dello Stato di Bahia, Otávio Mangabeira, decisero di promuovere l’ultimo esperimento di colonizzazione agricola nel nordest del paese sudamericano. All’interno di un più ampio programma di rimboschimento della regione di Maracás e del Rio Jequiriça, furono inaugurati due insediamenti destinati al fomento delle coltivazioni ortofrutticole e composti da lotti di terra di circa 30 ettari, nelle località di Itiruçu e Jaguaquara. Per popolare le due colonie (la prima sotto la supervisione dello Stato di Bahia, la seconda del governo centrale brasiliano), le autorità siglarono un accordo con una cooperativa di Pescara, la “Società lavoratori agricoli per il Brasile”, che si impegnava a garantire la professionalità delle famiglie che selezionava. Questo aspetto differenzia il caso riportato ne “La tana del giaguaro” dagli altri fenomeni di emigrazione di massa che, tradizionalmente, erano determinati dalla libera iniziativa e si autoalimentavano seguendo la rete di conoscenze e di parentela dei migranti che, una volta insediati nelle località di destinazione richiamavano famigliari e amici a seconda delle disponibilità di lavoro.

Questo schema, di certo generale e solo in parte rappresentativo del complesso fenomeno migratorio, non dava prospettive chiare e assumeva spesso i caratteri di un “salto nel buio” come affermeranno anni più tardi alcuni protagonisti. La fondazione di cooperative agricole per l’emigrazione, sviluppatasi nel secondo dopoguerra, si prefiggeva di porre rimedio a questa situazione. Provvedendo a stabilire accordi con i governi dei paesi di destinazione, le cooperative avevano il compito di organizzare progetti di sviluppo agricolo, che sostenuti inizialmente dalle istituzioni locali, sarebbero diventati in breve tempo autosufficienti, permettendo agli stessi emigranti di poter riscattare le terre date in concessione.

In Abruzzo, nel 1948, si formarono cooperative di tecnici e agricoltori, la C.I.T.Ag. L’Aquila e la C.I.T.Ag. Lanciano, la S.C.L.A.P.I.V. di Pescara e durante la metà dell’anno successivo la “Cooperativa Abruzzo Forte e Gentile” di Avezzano. Attratte dalle politiche favorevoli del Governo Federale Brasiliano tutte si indirizzarono verso il grande paese sudamericano, ma ebbero fortune alterne. La C.I.T.Ag. di Lanciano naufragò, travolta dalle inadempienze del governo del Mina Gerais che fece mancare il sostegno economico promesso. La S.C.L.A.P.I.B. viceversa scelse come meta lo stato di Bahia, che sino ad allora non era considerato adatto all’emigrazione europea, e tra il 1950 e l’anno successivo, fece emigrare circa 200 persone, provenienti dal pescarese e dal chietino, nelle colonie di Jaguaquara, Itiruçu e Boa União.

Nonostante le difficoltà iniziali e con enormi sacrifici, l’esperimento bahiano era destinato al successo. Le comunità crebbero e prosperarono attorno all’attività delle colonie italiane che seppero essere motore di sviluppo economico grazie alla professionalità e alla tenacia nei momenti più difficili.

Jaguaquara all’arrivo dei coloni contava circa quindicimila abitanti mentre oggi supera i cinquantamila, è il secondo mercato ortofrutticolo della Bahia, una delle piazze dove vengono fissati il prezzo del pomodoro e del maracuja per tutto lo stato. I discendenti dei coloni sono proprietari di fazendas dedite all’agricoltura e all’allevamento di bestiame. Itiruçu è invece un importante produttore di caffé e la torrefazione Tenisi, nata dall’intuito imprenditoriale di un colono di Francavilla, possiede ancora le sue piantagioni sui terreni della colonia. Al centro di quelle stesse terre si trovano inoltre il centro di aggregazione “Gran Sasso” e una chiesa intitolata a San Gabriele, edificati dai coloni durante gli anni settanta.

brasile2In queste città oggi la cultura italiana sopravvive, accanto e insieme a quella locale, consapevole che essa è parte della storia di quelle terre.

La ricerca e la pubblicazione, coordinate dall’associazione Zoe Onlus di Roma, sono state possibili grazie al coinvolgimento e al sostegno della Regione Abruzzo, della Provincia di Pescara, della Universidade do Estado da Bahia (Núcleo de Estudos Italianos), del Viceconsolato onorario d’Italia a Salvador, della Casa d’Italia di Salvador, della Camera Italo Brasileira de Comercio e Industria e dell’.Associazione Patí.

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