Le Chiese

Chiesa di S. Nicola

chiesa_s_nicola_1_smallSi tratta di una delle più antiche chiese pettoranesi: una prima attestazione si trova in un documento pontificio di Pasquale II del 1112, confermata dai successivi documenti papali del XII secolo. Secondo la tradizione locale sarebbe stata costruita sulle fondamenta di un tempio pagano, del quale però non esistono prove certe.
Si presenta come una tipica chiesetta rurale, con interno molto semplice; un'iscrizione del XII-XIII secolo sull'architrave della facciata appartiene alle fasi più antiche dell'edificio, assai rimaneggiato nel corso dei secoli, soprattutto in seguito al terremoto del 1706.

 

 

Chiesa della Madonna della Libera

chiesa_della_libera_1_smallFu fatta costruire nel 1680 dalla famiglia aquilana dei Vittori, come si legge nell'iscrizione posta sulla sinistra dell'ingresso.
L'edificio, molto semplice nella facciata e nell'architettura, conserva all'interno un altare in marmo sormontato da un dipinto raffigurante la Madonna della Libera. Tale culto, particolarmente sentito dai cittadini della vicina Pratola Peligna, richiamava in quel luogo ogni anno molti pellegrini pettoranesi, per i quali si pensò di far costruire questo piccolo santuario.

 

Chiesa di San Rocco.

Fu costruita in seguito alla peste che falcidiò la popolazione nel 1656. San Rocco, protettore degli appestati, venne onorato in quasi tutti i paesi che conobbero la terribile malattia con la costruzione di una chiesa a lui dedicata. Particolare risulta la posizione della chiesa a Pettorano; infatti solitamente la chiesa di San Rocco veniva edificata fuori dalle mura urbane, mentre in questo caso l'edificio si trova nel cuore del paese. L'iscrizione sulla facciata della chiesa, un edificio dalle forme assai semplici databile alla fine del XVII secolo, esprime il terrore degli abitanti per il terribile male che li aveva colpiti e l'invocazione al Santo perché li liberi. Scendendo lungo Via Orticello, sul portale laterale della chiesa è ben visibile uno stemma bernardiniano.

Chiesa Madre

Una chiesa dedicata a San Dionisio viene citata già in documenti di Lucio III del 1183 e di Clemente III del 1188. La ritroviamo poi citata in alcuni documenti dal XIV al XVI secolo.
Fino al 1589 viene definita chiesa madre quella in onore di San Dionisio, ma dal 1594 il titolo passa ad una non ben identificata S. Maria della Porta. La denominazione "della Porta" fa pensare alla vicinanza ad uno degli accessi cittadini e a volte viene attribuita anche a San Dionisio.
La spiegazione ditale denominazione potrebbe ricercarsi nell'urbanistica originaria del paese: in prossimità dell'attuale Chiesa Madre doveva chiudersi la più antica cinta muraria, estesa in seguito, nel corso del XVI e XVII secolo, fino alle condizioni attuali.
Bisogna forse spiegare le differenti attribuzioni pensando ad una fusione di due complessi architettonici dedicati rispettivamente a San Dionisio e a Santachiesa_madre_1_small Maria; l'accorpamento dovette avvenire dopo il terremoto del 1456. Da questo momento si trova infatti attestato un edificio dedicato ad entrambi i Santi. Alcune vicende posteriori della chiesa ci vengono raccontate dall'iscrizione posta sull'architrave del portale: l'edificio, dopo un incendio del 1694, subì ulteriori danni in seguito al terremoto del 1706 e la ricostruzione, iniziata nel 1718, finì nel 1728.
La zona della Chiesa Madre veniva denominata "Prece", nome derivante secondo un'etimologia popolare dal latino "preces", preghiere. Forse è preferibile ricondurre il toponimo alla parola latina "praeceps, - ipitis", che significa precipizio, pendio, data la sua posizione a cavallo delle due vallate, a est verso il torrente Riaccio e ad ovest verso il Gizio.
Da notare sul lato destro della chiesa il bel portale rettangolare traslato dal Convento del Carmine nel 1842, come ricorda la data incisa sotto lo stemma comunale posto sopra l'ingresso: la decorazione a blocchi bugnati è arricchita da figurazioni a bassorilievo di animali fantastici ed elementi vegetali, due statue di leoni a tutto tondo sorreggono l'arco.
Sullo stesso lato della Chiesa Madre venne costruita nel 1897 una fontana ornamentale con due statue in bronzo raffiguranti le divinità Nettuno ed Anfitrite e teste zoomorfe da cui sgorga l'acqua.

 

Chiesa di San Giovanni

chiesa_s_giovanni_1_smallLa più antica attestazione si trova in un documento di Lucio III del 1183 e in uno successivo di Clemente III del 1188. L'edificio attuale, semplice e modesto nelle proporzioni, non conserva nulla di quello originario che nei documenti del XVIII secolo risulta adibito a magazzino; sulla facciata, scolpita sull'architrave del portale, una iscrizione riporta la data "Die 16 iunii 1536", da riferire ad una delle ristrutturazioni operate sull'edificio.
L'interno, a pianta irregolare, è stato completamente ristrutturato di recente; si conserva una bella acquasantiera in pietra.

 

 

Chiesa di Sant'Antonio

chiesa_s_antonio_1_smallSecondo lo storico locale Pietro De Stephanis la chiesa doveva essere inizialmente dedicata a S. Maria della Vittoria. Annesso all'edificio sacro era un ospedale per il ricovero dei poveri e dei pellegrini (xenodochio), che nel 1719 fu dichiarato luogo profano e quindi chiuso dal vescovo Francesco Onofrio, come ricorda un'iscrizione ancora visibile sulla porta dell'originaria sacrestia.
L'architettura del complesso ha subito radicali mutamenti nel corso dei secoli; in particolare la chiesa non mostra nulla dell'edificio originario, essendo stata completamente ristrutturata nel 1949.

 

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