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Febbraio-Marzo

CARNEVALE
tradizioniNel calendario liturgico il Carnevale va dall'Epifania alla Quaresima, ma nelle tradizioni folcloriche la data di inizio varia secondo le zone, tra Natale e Santo Stefano, Capodanno e l'Epifania, Sant'Antonio Abate e la Candelora (2 febbraio). A Pettorano comincia il 17 gennaio, con i fuochi di Sant'Antonio. Tra le tante follie di questo periodo di baldoria, nel medioevo e nei secoli successivi, era diffuso in tutta Europa il Testamento di re Carnevale. Fino a pochi decenni fa si riteneva che l'usanza fosse del tutto estinta. Ma un'inchiesta condotta da Paolo Toschi nel 1953 rivelò a sorpresa che essa era ancora viva in alcune località della penisola. In un paese dell'Abruzzo in particolare, a Pettorano sul Gizio, il vecchio testamento conservava "con mirabile fedeltà" (Toschi) il suo carattere di divertimento popolare e di pubblica denuncia dei peccati della collettività. "Dai manoscritti originali dei testamenti che abbiamo sott'occhio -scriveva Toschi- e da dove appaiono qua e là, cancellate col lapis blu, le strofette che hanno subito la censura preventiva del maresciallo dei Carabinieri o del sindaco, si possono trarre le caratteristiche originarie di questo genere di composizione. Prima di essere letto davanti a tutti, il testamento viene esaminato dall'autorità locale, che dopo aver censurato quanto ritiene censurabile, lo approva con una dichiarazione firmata in calce al manoscritto. Il testamento serba dunque il carattere di atto pubblico". Esso consiste, in sostanza, nella denuncia dei piccoli e grandi fatti di cronaca nera avvenuti tra un Carnevale e l'altro. Vengono, così, alla luce episodi di immoralità, di corruzione, di disonestà e talora soltanto di comica rozzezza e dabbenaggine, che nel loro insieme formano il mucchio dei peccati accumulati durante l'anno. Il linguaggio è quello tipico del Carnevale: corporeo, basso, grasso, scurrile, buffonesco, irriverente, disseminato di allusioni maliziose o oscene, equivoci e doppi sensi. Lo spettacolo iniziava alle prime ore del pomeriggio di martedì grasso e durava fino a sera. I cavalieri del seguito, mascherati, a piedi e in groppa a cavalli, muli e asini addobbati a festa, convenivano nei pressi della casa del Carnevale. Quando la compagnia era al completo, usciva Carnevale e dietro di lui il corteo muoveva alla volta della piazza della Prece, al centro del paese, e qui aveva luogo la prima lettura del testamento. La rappresentazione, ripetuta in tutte le piazze, trascinava la folla ad una partecipazione totale, che aboliva ogni distinzione tra attori e pubblico, in un'intensa esperienza di vissuto popolare.

MEZZA QUARESIMA
I rigori della Quaresima erano momentaneamente sospesi da un ritorno di fiamma del Carnevale nel giorno di Mezza Quaresima. Il digiuno e la penitenza venivano interrotti e si tornava ai divertimenti di Carnevale. I giochi più praticati erano l'altalena, la rottura delle pignate e quello detto casce 'n ganna (cacio in gola). Il re Carnevale poteva comparire di nuovo in piazza, se c'era un testamento di risposta a quello letto nel giorno del martedì grasso. I ragazzi usavano schernire la "Vecchia" (figura simbolica della Quaresima e insieme dell'anno trascorso) con la filastrocca:


Seca, seca, mastre Céccia:
na saraca e na sucéccia,
nu cutture de fafe ammòlla
-mastre Céccia 'n se satòlla

(Sega, sega, Mastro Ciccia:
una saraca ed una salsiccia,
un paiolo di fave a mollo- 
Mastro Ciccia non si sazia).


La strofetta è un incitamento a Mastro Ciccia (figura del Carnevale e dell'abbondanza) a sventrare la "Vecchia" per liberare e rimettere in circolazione le riserve alimentari da essa accumulate e nascoste durante l'anno passato. A suo modo, è un augurio di Capodanno.

 

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